Le bellezze storiche e architettoniche, resti delle antiche popolazioni che hanno abitato la nostra penisola, sono il patrimonio più grande dell’Italia.
Spesso sono considerate un problema, una limitazione che non consente liberamente di aprire nuove strade, costruire palazzi e metropolitane, etc, senza lungaggini legate a verifiche, accertamenti, sondaggi e senza che la sovrintendenza ai beni architettonici non dia il benestare.
Eppure è questa la risorsa più grande che abbiamo, niente petrolio, niente gas, niente miniere d’oro, ma una risorsa enorme e unica, attraverso la quale dovremmo essere capaci di veicolare danaro e posti di lavoro.
A guardare le cose dall’esterno, però, non sembra un problema nostro: gli orari di apertura di musei e pinacoteche sembrano essere comodi più per custodi ed impiegati che non per i visitatori che, in alcuni recenti casi, sono stati anche pregati gentilmente di andare fuori, in pieno concerto al Pantheon, a Roma, visto che l’orario di visita era scaduto.
Pensate alla faccia di chi programma le vacanze pasquali in visita in Italia nel trovarsi chiuse le gallerie e i musei proprio nei giorni in cui i primi tepori primaverili invitano a passeggiate anche culturali. Immaginate soprattutto chi ha deciso di far molti chilometri per ritrovarsi qui da noi, alcuni persino di traversare l’oceano, davanti ad un cartello con scritto “CHIUSO”.
No, non è un problema nostro … ma a furia di dirlo qualcosa si muove: quest’anno finalmente non solo le gallerie e i musei di molte città italiane, Roma tra le altre, saranno aperti nei giorni di Pasqua e Pasquetta, ma prolungheranno anche il loro orario di apertura rendendo possibile quello che sembrava impossibile fino a qualche anno fa, e consentire a molti turisti che si troveranno nelle nostre città in questi giorni di festa, di poter godere dei nostri tesori artistici.
E’ vero, è un costo, un sacrificio per chi, invece di godere della consueta gita fuori porta della pasquetta, si ritroverà a lavorare, ma a ben vedere è un investimento per trasformare l’attitudine tutta italiana alla pigrizia imprenditoriale, in una fiorente industria che aiuti il nostro paese ad uscire in maniera decisa da questa fase di regressione economica.
Basterà questo? Sicuramente no, ma costituisce la certificazione di una volontà di fare, industriosa e mai impigrita, che consentirà di costruire il lavoro di domani per le nuove generazioni.




